Coro A.N.A. Milano

Repertorio
ALPINI IN LIBIA

Armonizzato da flaminio gervasi
Tipo canto: canto degli alpini
Cenni storici
Approdava alle sponde africane Il Vascello di Savoia (titolo originale) ed un anonimo alpino del battaglione Saluzzo già accennava le prime battute narrative di questo canto, legato alla storica impresa di Uadi Derna (fiume nei pressi della città omonima) ove gli alpini, strappati da un bizzarro destino alle montagne native e gettati in un deserto sconosciuto di oltremare, inflissero una dura sconfitta all'emiro Enver Bey. è questo uno dei rarissimi brani dove l'alpino si concede, contro le abitudini, un pizzico di tracotante trionfalismo, subito però mitigandone il tono con accenti più umani e commoventi. Discendenti da questa, che (con l'africana Mamma mia vienimi incontro) è fra le più antiche e nobili cante epiche alpine, sono le altre nate nella seconda guerra mondiale: La bersagliera (ove la meta è nientemeno che il Giappone) e Col fucile sulla spalla della campagna di Grecia.
Testo
E la nave s'accosta pian piano, salutando Italia sei bella al vederti mi sembri una stella, o morosa ti debbo lasciar. Allora il capitano mi allungò la mano sopra il bastimento, mi vuol salutare, e poi mi disse: i turchi son là. E difatti si videro spuntare, le nostre trombe si misero a suonare le nostre penne al vento volavano tra la bufera e il rombo del cannon. E a colpi disperati mezzi massacrati dalle baionette i turchi fuggivano gridando: alpini abbiate pietà. Sulle dune coperte di sabbia i tuoi alpini, o Italia, morivano ma nelle veglie ancor ti sognavano, con la morosa e la mamma nel cuor. E col fucile in spalla caricato a palla sono ben armato, paura non ho; quando avrò vinto ritornerò!

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