Coro A.N.A. Milano

Armonizzatori
FLAMINIO GERVASI

Flaminio Gervasi divenne Maestro del Coro A.N.A. di Milano nel 1953. Condusse con sicurezza i cantori attraverso i sentieri del canto, con intuizioni schiette e sorprendenti che portarono il nostro coro ad acquisire una sua particolare fisionomia. I concerti esaltarono pubblico e coristi. Per questioni di lavoro nel 1955 decise di trasferirsi in Canada. Diresse l'ultimo concerto a Scarmagno (TO), suo paese nativo, il 17 settembre del 1955. Quel filo canoro che per tanti anni aveva legato il coro a Flaminio non si sarebbe spezzato mai più. Chi non ha conosciuto Flaminio non può sapere cos'è un "cantore". Un cantore, si risponde, è uno che canta. Infatti!! Ma Flaminio era un cantore "antico", di quelli che quando cantavano si trasformavano. Di umano hanno solo le sembianze. Avete presente il vento che in montagna accarezza i prati di erba medica, con quei piccoli fiori, e il prato che diventa mare, e l'erba che si fa onda? La voce del "cantore antico" diventa vento, quel vento che nessuno può imbrigliare, sfugge, si insinua, ti avvolge, diventa quel tuono armonico che senti in qualche vallata alpina o diventa trillo dell'usignolo. Questo è un "cantore antico". Flaminio non scriveva musica, la cantava. Quando poi la scriveva, era perchè altri potessero cantarla. Il Piemonte era la sua terra, e di storie di quella terra era impastato. Storie di principi e di cavalieri: del "fiò" del signor conte che vuole la sposina "inglesa", della bella pastora che resiste alle proposte del "bel giovane cortese", della Carolina di Savoia che muore in Sassonia di malinconia. Sono storie di fatica e di morte, di partenze e d ritorni, sono storie di soldati che hanno sul volto il presagio della vittoria o della sconfitta. Flaminio era la voce del popolo che cantava, e lui cantava perchè quel canto non andasse disperso. Dalla terra canadese arrivavano al coro, come rondini primaverili, fogli di musica che Flaminio scriveva per il suo coro lontano. Erano i canti dei soldati che andavano a morire sul "Monte Nero", dei poveri turchi, "mezzi massacrati dalle baionette", della "Celestina in cameretta" "che ricama rose e fior", del "Ta-Pum", là, sull'Ortigara, luogo delle barbarie e dell'odio. Quei fogli di musica, prima cantati e poi riemiti di note erano, ma lo sono ancora, la linfa inesauribile per il nostro coro. Quel coro che, immodestamente, è l'unico a poter cantare le prestigiose canzoni di Flaminio Gervasi.

Brano scritto da M.Marchesotti, tratto dal Libro "La montagna incantata".

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