Cara moglie di nuovo ti scrivo

Armonizzazione di Massimo Marchesotti

Canto Popolare 
Provenienza: Lombardia



Testo

Cara moglie di nuovo ti scrivo
che mi trovo al confin de la Francia
anche quest'ano c'è poca speransa
di poterti mandà dei danè.

La cucina l'è molto asai cara
e di paga si piglia asai poco
e i bresiani se ne vano al galopo
questa vita la poso più far.

Cara moglie di nuovo di scrivo
si non darla nè ai preti nè ai frati
ma dalla pure ai più disperati
che nel mondo la pace non ha.

Descrizione

Canto dell'emigrazione frontaliera del primo Novecento. Raccolta nel bresciano, fa parte del repertorio della famiglia Bregoli, minatori della Valtrompia. (Maria Rollero)
Anche in: Bertelli G. CD Quando emigranti, Nota, 2003 (eseguita sulla melodia di Addio Padre). La "canzone dei francesi", ossia degli emigranti di ritorno quasi ogni inverno dal vicino paese transalpino e intenzionati a sfoggiare del denaro accumulato fin dove possibile - ossia, nel gergo dei marginali analizzato da Glauco Sanga, "godendosela" fino in fondo - rispecchia un atteggiamento mentale diffuso, allora e poi, tra i rimpatriati anche di relativo successo, ossia tra i reduci dalla stagione fatta non solo in Francia, ma anche in Germania, in Svizzera o nei domini danubiani dell'Impero asburgico. Ciò che alcuni testimoni spiegano in dettaglio ai raccoglitori per il caso specifico francese ("Perchè quando ritornavano dalla Francia, facevano tutti il lunedì... perchè erano 'francesi' avevano cinque lire in tasca... lavoravano in Francia ma quando tornavano in Italia erano 'legeri' e facevano i signori" talvolta alle spalle di moglie e famiglia a casa ad attenderli) vale per la maggior parte degli operai, artigiani, terrazzieri... ecc. Come sostenuto dal gruppo di lavoro di Bolzano per "Confini: costruzioni, attraversamenti, rappresentazioni di Società italiana per lo studio della storia contemporanea", varcare i confini e attraversare le frontiere è insomma un gesto destinato a caricarsi di molteplici significati. Nei canti popolari di emigrazione in voga in Italia fra Otto e Novecento se ne trova traccia cospicua e formalizzata che talvolta sembrerebbe rinviare anche alla classica, ma un po' scolastica, distinzione tra emigranti "continentali" ed emigranti "transoceanici". Nei "lamenti" che prendono a interlocutrice per lo più la moglie o l'amata, i primi ad esempio, sono spesso ritratti nell'atto di raggiungere i confini d'un qualche paese straniero con la promessa di tornare (Cara moglie di nuovo ti scrivo che mi trovo al confin dela Francia), mentre l'infausta sorte di alcuni dei secondi, naufragio e morte per mare, viene talora contrapposta alla comune speranza indotta dall'emigrazione e dal mito dell'America (come accade nel più celebre degli epicedi marittimi di un anonimo cantastorie che nel 1906 modula il componimento dedicato al "tragico affondamento del Sirio"). Anche i nessi tra confini e loro attraversamento illegale risuonano qua e là, in musica, nella cultura popolare italiana (com'è in alcune canzoni della Val Seriana riferite a esperienze di fine Ottocento dove si parla dello scavalcamento furtivo di colline e montagne che causerà l'arresto dei migranti: "Come faremo a girare la Francia sensa i carte, sensa i carte de la nostra nasìon") e tuttavia la menzione fatta dei "passaggi clandestini" sottende nella storia dell'emigrazione italiana, alcuni problemi.